La scoliosi dell’adulto
La gran parte delle scoliosi viene diagnosticata durante l’adolescenza: si tratta nella maggioranza dei casi di scoliosi idiopatica, una forma di cui non conosciamo la causa precisa ma che presenta una chiara componente familiare.
In una percentuale molto più ridotta, invece, la scoliosi è secondaria ad altre condizioni, come malattie neurologiche, congenite o metaboliche.
Quando invece parliamo di scoliosi dell’adulto, è utile distinguere due situazioni.
La prima riguarda le scoliosi diagnosticate in adolescenza, indipendentemente dal fatto che siano state trattate oppure no.
La seconda è rappresentata dalle scoliosi diagnosticate dopo i 18 anni, le cosiddette scoliosi de novo. Queste ultime compaiono tipicamente nella terza età e, pur essendo di entità lieve o moderata, possono provocare uno sbilanciamento in avanti o lateralmente. La rigidità della colonna, caratteristica dell’età avanzata, rende infatti più difficile creare curve di compenso che aiutino a mantenere l’allineamento.
Nelle scoliosi adolescenziali, la soglia oltre la quale è possibile un peggioramento in età adulta è generalmente considerata quella dei 30° Cobb. Oltre i 50°, la probabilità di progressione aumenta nettamente e questa è anche la soglia che viene presa come riferimento per valutare un eventuale intervento chirurgico. La progressione, quando avviene, è molto lenta — circa 0,5-1 grado all’anno — ma può portare nel tempo alla tipica incurvatura dell’età senile.
Le scoliosi de novo, invece, raramente superano i 30°, ma possono presentarsi con una sintomatologia dolorosa significativa, a volte scoperta in modo del tutto occasionale durante esami radiografici effettuati per altri motivi.
Dolore e terapie possibili
Le scoliosi che si mantengono sotto i 30° a fine crescita tendono a non provocare dolore né a peggiorare in maniera rilevante. Le curve oltre questa soglia, invece, possono essere associate a mal di schiena, deformità progressiva e, nei casi molto gravi, a problemi cardiocircolatori.
Il dolore può manifestarsi nella parte lombare oppure a livello del gibbo, cioè quella prominenza causata dalla rotazione vertebrale, che diventa evidente quando il paziente si flette in avanti. La sua localizzazione può essere cervicale, dorsale o lombare e spesso viene percepito come una fitta intensa e profonda.
Quando la scoliosi provoca dolore o mostra un peggioramento documentato radiograficamente, è possibile intervenire con tre strategie principali: fisioterapia, corsetto elastico e chirurgia.
Gli esercizi specifici rappresentano il primo intervento consigliato. Sono stati dimostrati scientificamente efficaci nel rallentare o bloccare l’evoluzione della curva e nel ridurre il dolore, grazie al potenziamento della muscolatura che sostiene la colonna. Una pratica costante di attività fisica mirata contribuisce ulteriormente al controllo dei sintomi.
In alcuni casi selezionati, proponiamo l’uso dello SpineCor, un corsetto elastico costituito da un sistema di fasce applicate dal terapista. Non ha l’obiettivo di modificare la curva a livello radiografico, ma può offrire un sostegno utile nelle curvature più gravi, alleviando la sensazione di “cedimento” tipica di molti pazienti.
I busti rigidi vengono raramente utilizzati negli adulti e negli anziani, perché poco tollerati e non efficaci dal punto di vista correttivo. Possono essere presi in considerazione solo in giovani adulti, fino ai 20-25 anni, con finalità estetiche e non correttive, poiché a questa età le strutture ossee sono ormai molto più rigide rispetto a quelle degli adolescenti.
Quando il trattamento conservativo non è sufficiente e i sintomi sono importanti, resta disponibile l’opzione chirurgica, che consiste nella stabilizzazione della colonna mediante barre e viti (artrodesi). L’obiettivo è bloccare definitivamente la progressione della curva e ridurre il dolore correlato.
Tenere la scoliosi dell’adulto sotto controllo
Gestire la scoliosi in età adulta significa soprattutto osservarne l’evoluzione nel tempo. È consigliabile effettuare controlli clinici ogni due-tre anni e una radiografia ogni quattro-cinque.
Una costante attività fisica rimane sempre un elemento fondamentale per mantenere un buon tono muscolare, indispensabile per sostenere la colonna.
Infine, in caso di dolore o modifiche nella postura, è importante seguire un percorso terapeutico mirato che includa esercizi specifici e, quando indicato, l’uso di ausili selezionati.